Social

Apr12

Nuovo aggiornamento per Google +

Categories // Social

Dopo averlo annunciato ieri con un video promozionale, Google ha implementato nella giornata odierna un nuovo aggiornamento di Google +, il social network lanciato circa un anno fa dal colosso di Mountain View. 

La frequenza degli aggiornamenti del servizio e la costante introduzione di nuove funzionalità deve essere letta come un tentativo di diminuire la distanza che separa il social di Google dal dominatore del mercato e cioè da Facebook.

Nonostante i dati segnalino che Google + possieda un considerevole numero di utenti registrati e che l'azienda californiana abbia ristrutturato i propri servizi in funzione del suo social il servizio stenta ancora a decollare e sono pochi gli utenti che lo utilizzano con costanza.

Il susseguirsi di aggiornamenti deve perciò essere letto nell'ottica di un tentativo di introdurre modifiche che rendano appetibile Google + permettendogli di strappare ai rivali fette di mercato importanti.

L'ultimo aggiornamento si concentra in particolar modo sull'interfaccia e sulla grafica del sito. Il cambiamento più vistoso è l'allargamento della colonna centrale che ora occupa la maggior parte dello schermo. Tuttavia lo stream di aggiornamenti non ha subito modifiche di sorta e gran parte dello spazio ottenuto da questa riorganizzazione è vuoto. Inoltre la colonna dello stream risulta spostata eccessivamente sulla sinistra e rende la visione straniante. Qualcuno ipotizza che lo spazio in eccesso potrebbe essere occupato dalla pubblicità, ma a nostro avviso una scelta del genere sarebbe eccessivamente aggressiva.

I tab che nella precedente versione erano posizionati sulla barra orizzontale posta sopra lo stream si trovano ora sulla sinistra in verticale e sono stati resi dinamici; mentre sulla destra è stato dato maggiore respiro alla chat e ai videoritrovi.

Cambia anche la grafica dello stream, i cui elementi ora appaiono riquadrati in una sorta di baloon fumettistico. Una soluzione che ricorda lo sfortunato Chime.in e che dobbiamo confessare di apprezzare molto poco. 

Infine è stata aggiunta, nella pagina di visualizzazione del profilo, la possibilità di aggiungere un'immagine di copertina in tutto e per tutto simile a quella del Diario di Facebook ma con limiti molto più stringenti (e fastidiosi) in termini di dimensioni (il servizio infatti non accetta immagini più strette di 900 pixel).

Insomma, in conclusione, non possiamo dirci soddisfatti di quest'aggiornamento perché piuttosto che tentare una differenziazione rispetto al principale concorrente, magari potenziando la funzione di aggregazione algoritimica delle news ancora incredibilmente sottovalutata nonostante la crescita di servizi analoghi (vedi Prismatic e Wavii), a Google hanno pensato di rincorrere Facebook sul suo stesso terreno, dando l'impressione di procedere per tentativi e finendo per commettere degli errori di distrazione fin troppo vistosi.

Dopo averlo annunciato ieri con un video promozionale, Google ha implementato nella giornata odierna un nuovo aggiornamento di Google +, il social network lanciato circa un anno fa dal colosso di Mountain View. 

La frequenza degli aggiornamenti del servizio e la costante introduzione di nuove funzionalità deve essere letta come un tentativo di diminuire la distanza che separa il social di Google dal dominatore del mercato e cioè da Facebook.

Nonostante i dati segnalino che Google + possieda un considerevole numero di utenti registrati e che l'azienda californiana abbia ristrutturato i propri servizi in funzione del suo social il servizio stenta ancora a decollare e sono pochi gli utenti che lo utilizzano con costanza.

Il susseguirsi di aggiornamenti deve perciò essere letto nell'ottica di un tentativo di introdurre modifiche che rendano appetibile Google + permettendogli di strappare ai rivali fette di mercato importanti.

L'ultimo aggiornamento si concentra in particolar modo sull'interfaccia e sulla grafica del sito. Il cambiamento più vistoso è l'allargamento della colonna centrale che ora occupa la maggior parte dello schermo. Tuttavia lo stream di aggiornamenti non ha subito modifiche di sorta e gran parte dello spazio ottenuto da questa riorganizzazione è vuoto. Inoltre la colonna dello stream risulta spostata eccessivamente sulla sinistra e rende la visione straniante. Qualcuno ipotizza che lo spazio in eccesso potrebbe essere occupato dalla pubblicità, ma a nostro avviso una scelta del genere sarebbe eccessivamente aggressiva.

I tab che nella precedente versione erano posizionati sulla barra orizzontale posta sopra lo stream si trovano ora sulla sinistra in verticale e sono stati resi dinamici; mentre sulla destra è stato dato maggiore respiro alla chat e ai videoritrovi.

Cambia anche la grafica dello stream, i cui elementi ora appaiono riquadrati in una sorta di baloon fumettistico. Una soluzione che ricorda lo sfortunato Chime.in e che dobbiamo confessare di apprezzare molto poco. 

Infine è stata aggiunta, nella pagina di visualizzazione del profilo, la possibilità di aggiungere un'immagine di copertina in tutto e per tutto simile a quella del Diario di Facebook ma con limiti molto più stringenti (e fastidiosi) in termini di dimensioni (il servizio infatti non accetta immagini più strette di 900 pixel).

Insomma, in conclusione, non possiamo dirci soddisfatti di quest'aggiornamento perché piuttosto che tentare una differenziazione rispetto al principale concorrente, magari potenziando la funzione di aggregazione algoritimica delle news ancora incredibilmente sottovalutata nonostante la crescita di servizi analoghi (vedi Prismatic e Wavii), a Google hanno pensato di rincorrere Facebook sul suo stesso terreno, dando l'impressione di procedere per tentativi e finendo per commettere degli errori di distrazione fin troppo vistosi.

Dopo averlo annunciato ieri con un video promozionale, Google ha implementato nella giornata odierna un nuovo aggiornamento di Google +, il social network lanciato circa un anno fa dal colosso di Mountain View. 

La frequenza degli aggiornamenti del servizio e la costante introduzione di nuove funzionalità deve essere letta come un tentativo di diminuire la distanza che separa il social di Google dal dominatore del mercato e cioè da Facebook.

Nonostante i dati segnalino che Google + possieda un considerevole numero di utenti registrati e che l'azienda californiana abbia ristrutturato i propri servizi in funzione del suo social il servizio stenta ancora a decollare e sono pochi gli utenti che lo utilizzano con costanza.

Il susseguirsi di aggiornamenti deve perciò essere letto nell'ottica di un tentativo di introdurre modifiche che rendano appetibile Google + permettendogli di strappare ai rivali fette di mercato importanti.

L'ultimo aggiornamento si concentra in particolar modo sull'interfaccia e sulla grafica del sito. Il cambiamento più vistoso è l'allargamento della colonna centrale che ora occupa la maggior parte dello schermo. Tuttavia lo stream di aggiornamenti non ha subito modifiche di sorta e gran parte dello spazio ottenuto da questa riorganizzazione è vuoto. Inoltre la colonna dello stream risulta spostata eccessivamente sulla sinistra e rende la visione straniante. Qualcuno ipotizza che lo spazio in eccesso potrebbe essere occupato dalla pubblicità, ma a nostro avviso una scelta del genere sarebbe eccessivamente aggressiva.

I tab che nella precedente versione erano posizionati sulla barra orizzontale posta sopra lo stream si trovano ora sulla sinistra in verticale e sono stati resi dinamici; mentre sulla destra è stato dato maggiore respiro alla chat e ai videoritrovi.

Cambia anche la grafica dello stream, i cui elementi ora appaiono riquadrati in una sorta di baloon fumettistico. Una soluzione che ricorda lo sfortunato Chime.in e che dobbiamo confessare di apprezzare molto poco. 

Infine è stata aggiunta, nella pagina di visualizzazione del profilo, la possibilità di aggiungere un'immagine di copertina in tutto e per tutto simile a quella del Diario di Facebook ma con limiti molto più stringenti (e fastidiosi) in termini di dimensioni (il servizio infatti non accetta immagini più strette di 900 pixel).

Insomma, in conclusione, non possiamo dirci soddisfatti di quest'aggiornamento perché piuttosto che tentare una differenziazione rispetto al principale concorrente, magari potenziando la funzione di aggregazione algoritimica delle news ancora incredibilmente sottovalutata nonostante la crescita di servizi analoghi (vedi Prismatic e Wavii), a Google hanno pensato di rincorrere Facebook sul suo stesso terreno, dando l'impressione di procedere per tentativi e finendo per commettere degli errori di distrazione fin troppo vistosi.

Dopo averlo annunciato ieri con un video promozionale, Google ha implementato nella giornata odierna un nuovo aggiornamento di Google +, il social network lanciato circa un anno fa dal colosso di Mountain View. 

La frequenza degli aggiornamenti del servizio e la costante introduzione di nuove funzionalità deve essere letta come un tentativo di diminuire la distanza che separa il social di Google dal dominatore del mercato e cioè da Facebook.

Nonostante i dati segnalino che Google + possieda un considerevole numero di utenti registrati e che l'azienda californiana abbia ristrutturato i propri servizi in funzione del suo social il servizio stenta ancora a decollare e sono pochi gli utenti che lo utilizzano con costanza.

Il susseguirsi di aggiornamenti deve perciò essere letto nell'ottica di un tentativo di introdurre modifiche che rendano appetibile Google + permettendogli di strappare ai rivali fette di mercato importanti.

L'ultimo aggiornamento si concentra in particolar modo sull'interfaccia e sulla grafica del sito. Il cambiamento più vistoso è l'allargamento della colonna centrale che ora occupa la maggior parte dello schermo. Tuttavia lo stream di aggiornamenti non ha subito modifiche di sorta e gran parte dello spazio ottenuto da questa riorganizzazione è vuoto. Inoltre la colonna dello stream risulta spostata eccessivamente sulla sinistra e rende la visione straniante. Qualcuno ipotizza che lo spazio in eccesso potrebbe essere occupato dalla pubblicità, ma a nostro avviso una scelta del genere sarebbe eccessivamente aggressiva.

I tab che nella precedente versione erano posizionati sulla barra orizzontale posta sopra lo stream si trovano ora sulla sinistra in verticale e sono stati resi dinamici; mentre sulla destra è stato dato maggiore respiro alla chat e ai videoritrovi.

Cambia anche la grafica dello stream, i cui elementi ora appaiono riquadrati in una sorta di baloon fumettistico. Una soluzione che ricorda lo sfortunato Chime.in e che dobbiamo confessare di apprezzare molto poco. 

Infine è stata aggiunta, nella pagina di visualizzazione del profilo, la possibilità di aggiungere un'immagine di copertina in tutto e per tutto simile a quella del Diario di Facebook ma con limiti molto più stringenti (e fastidiosi) in termini di dimensioni (il servizio infatti non accetta immagini più strette di 900 pixel).

Insomma, in conclusione, non possiamo dirci soddisfatti di quest'aggiornamento perché piuttosto che tentare una differenziazione rispetto al principale concorrente, magari potenziando la funzione di aggregazione algoritimica delle news ancora incredibilmente sottovalutata nonostante la crescita di servizi analoghi (vedi Prismatic e Wavii), a Google hanno pensato di rincorrere Facebook sul suo stesso terreno, dando l'impressione di procedere per tentativi e finendo per commettere degli errori di distrazione fin troppo vistosi.

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Mar15

Misurare l'influenza sui social network: elementi di critica a Klout

Categories // Social

di Flavio Pintarelli

La sempre più massiccia diffusione dei social network come canali per sperimentare nuove forme di comunicazione, marketing e business da parte delle imprese ha stimolato la domanda di servizi in grado di monitorare e quantificare l'efficacia di questa azione.

Servizi e tools come Klout e Peer Index rappresentano due esempi di soluzioni di monitoraggio e misura dell'attività sociale basati su principi algortimici. Ma come vanno considerati i risultati ottenuti sulla base di questi servizi? Sono realmente attendibili e rispecchiano le dinamiche d'interazione che caratterizzano le reti sociali?

Affrontare questo discorso in tutti suoi aspetti e in tutta la sua complessità richiederebbe più tempo e più spazio di quanto non ci sia concesso in questa sede. Per questo vorremmo ragionare in particolare intorno a un singolo servizio, Klout, e soprattutto intorno a uno soltanto dei parametri di misurazione offerti da esso.

È ormai assodato che negli ambienti social le pratiche attraverso cui si negozia l'autorevolezza sul piano orizzontale vengono giocate sulla base di ristrette cerchie di utenti che condividono in primis una relazione forte sul piano del reale e solo in seconda battuta relazioni deboli costruite sulla base di interessi condivisi.

Il punteggio generato da Klout per un utente viene calcolato sulla base di tre differenti paramenti: True Reach (ovvero l'estensione del proprio network attraverso cui possono diffondersi i contenuti prodotti), Amplification (ovvero la misurazione di quanto l'audience diretta risponde a un singolo contenuto) e, infine, Network Impact (ovvero la misurazione dell'influenza e dell'importanza della propria audience).

Proprio quest'ultimo parametro ci appare problematico. Klout usa, per descrivere il Network Impact, questo esempio:

Justin Timberlake has a high Network Impact because he interacts with other very influential people 

Solitamente i profili delle celebrità sui social network tendono a essere in contatto con i profili di altre celebrità, creando perciò delle cerchie abbastanza chiuse sulla base di meccanismi verticali di attribuzione dell'autorevolezza. Un utente normale, che crea le proprie reti sociali a partire dalle sue relazioni reali e in base ai propri interessi avrà perciò una certa difficoltà a incrementare il valore del proprio Network Impact.

La domanda che dobbiamo porci è, però, la seguente: "così concepito, il Network Impact è un valore attendibile per misurare l'efficacia della comunicazione via social media di un'azienda?"

A nostro parere non lo è, perché l'efficacia della comunicazione sui social passa innanzitutto attraverso la condivisione di contenuti tra cerchie ristrette di amici, piuttosto che attraverso dinamiche top-down veicolate attraverso dei cosiddetti influencers. Sulla base di queste considerazioni, il parametro Network Impact si dimostra inutile in quanto cresce in relazione all'importanza della propria audience, ma se questa è composta di soli influencers (come le celebrità) non sarà in grado di garantire una comunicazione efficace.

di Flavio Pintarelli

La sempre più massiccia diffusione dei social network come canali per sperimentare nuove forme di comunicazione, marketing e business da parte delle imprese ha stimolato la domanda di servizi in grado di monitorare e quantificare l'efficacia di questa azione.

Servizi e tools come Klout e Peer Index rappresentano due esempi di soluzioni di monitoraggio e misura dell'attività sociale basati su principi algortimici. Ma come vanno considerati i risultati ottenuti sulla base di questi servizi? Sono realmente attendibili e rispecchiano le dinamiche d'interazione che caratterizzano le reti sociali?

Affrontare questo discorso in tutti suoi aspetti e in tutta la sua complessità richiederebbe più tempo e più spazio di quanto non ci sia concesso in questa sede. Per questo vorremmo ragionare in particolare intorno a un singolo servizio, Klout, e soprattutto intorno a uno soltanto dei parametri di misurazione offerti da esso.

È ormai assodato che negli ambienti social le pratiche attraverso cui si negozia l'autorevolezza sul piano orizzontale vengono giocate sulla base di ristrette cerchie di utenti che condividono in primis una relazione forte sul piano del reale e solo in seconda battuta relazioni deboli costruite sulla base di interessi condivisi.

Il punteggio generato da Klout per un utente viene calcolato sulla base di tre differenti paramenti: True Reach (ovvero l'estensione del proprio network attraverso cui possono diffondersi i contenuti prodotti), Amplification (ovvero la misurazione di quanto l'audience diretta risponde a un singolo contenuto) e, infine, Network Impact (ovvero la misurazione dell'influenza e dell'importanza della propria audience).

Proprio quest'ultimo parametro ci appare problematico. Klout usa, per descrivere il Network Impact, questo esempio:

Justin Timberlake has a high Network Impact because he interacts with other very influential people 

Solitamente i profili delle celebrità sui social network tendono a essere in contatto con i profili di altre celebrità, creando perciò delle cerchie abbastanza chiuse sulla base di meccanismi verticali di attribuzione dell'autorevolezza. Un utente normale, che crea le proprie reti sociali a partire dalle sue relazioni reali e in base ai propri interessi avrà perciò una certa difficoltà a incrementare il valore del proprio Network Impact.

La domanda che dobbiamo porci è, però, la seguente: "così concepito, il Network Impact è un valore attendibile per misurare l'efficacia della comunicazione via social media di un'azienda?"

A nostro parere non lo è, perché l'efficacia della comunicazione sui social passa innanzitutto attraverso la condivisione di contenuti tra cerchie ristrette di amici, piuttosto che attraverso dinamiche top-down veicolate attraverso dei cosiddetti influencers. Sulla base di queste considerazioni, il parametro Network Impact si dimostra inutile in quanto cresce in relazione all'importanza della propria audience, ma se questa è composta di soli influencers (come le celebrità) non sarà in grado di garantire una comunicazione efficace.

di Flavio Pintarelli

La sempre più massiccia diffusione dei social network come canali per sperimentare nuove forme di comunicazione, marketing e business da parte delle imprese ha stimolato la domanda di servizi in grado di monitorare e quantificare l'efficacia di questa azione.

Servizi e tools come Klout e Peer Index rappresentano due esempi di soluzioni di monitoraggio e misura dell'attività sociale basati su principi algortimici. Ma come vanno considerati i risultati ottenuti sulla base di questi servizi? Sono realmente attendibili e rispecchiano le dinamiche d'interazione che caratterizzano le reti sociali?

Affrontare questo discorso in tutti suoi aspetti e in tutta la sua complessità richiederebbe più tempo e più spazio di quanto non ci sia concesso in questa sede. Per questo vorremmo ragionare in particolare intorno a un singolo servizio, Klout, e soprattutto intorno a uno soltanto dei parametri di misurazione offerti da esso.

È ormai assodato che negli ambienti social le pratiche attraverso cui si negozia l'autorevolezza sul piano orizzontale vengono giocate sulla base di ristrette cerchie di utenti che condividono in primis una relazione forte sul piano del reale e solo in seconda battuta relazioni deboli costruite sulla base di interessi condivisi.

Il punteggio generato da Klout per un utente viene calcolato sulla base di tre differenti paramenti: True Reach (ovvero l'estensione del proprio network attraverso cui possono diffondersi i contenuti prodotti), Amplification (ovvero la misurazione di quanto l'audience diretta risponde a un singolo contenuto) e, infine, Network Impact (ovvero la misurazione dell'influenza e dell'importanza della propria audience).

Proprio quest'ultimo parametro ci appare problematico. Klout usa, per descrivere il Network Impact, questo esempio:

Justin Timberlake has a high Network Impact because he interacts with other very influential people 

Solitamente i profili delle celebrità sui social network tendono a essere in contatto con i profili di altre celebrità, creando perciò delle cerchie abbastanza chiuse sulla base di meccanismi verticali di attribuzione dell'autorevolezza. Un utente normale, che crea le proprie reti sociali a partire dalle sue relazioni reali e in base ai propri interessi avrà perciò una certa difficoltà a incrementare il valore del proprio Network Impact.

La domanda che dobbiamo porci è, però, la seguente: "così concepito, il Network Impact è un valore attendibile per misurare l'efficacia della comunicazione via social media di un'azienda?"

A nostro parere non lo è, perché l'efficacia della comunicazione sui social passa innanzitutto attraverso la condivisione di contenuti tra cerchie ristrette di amici, piuttosto che attraverso dinamiche top-down veicolate attraverso dei cosiddetti influencers. Sulla base di queste considerazioni, il parametro Network Impact si dimostra inutile in quanto cresce in relazione all'importanza della propria audience, ma se questa è composta di soli influencers (come le celebrità) non sarà in grado di garantire una comunicazione efficace.

di Flavio Pintarelli

La sempre più massiccia diffusione dei social network come canali per sperimentare nuove forme di comunicazione, marketing e business da parte delle imprese ha stimolato la domanda di servizi in grado di monitorare e quantificare l'efficacia di questa azione.

Servizi e tools come Klout e Peer Index rappresentano due esempi di soluzioni di monitoraggio e misura dell'attività sociale basati su principi algortimici. Ma come vanno considerati i risultati ottenuti sulla base di questi servizi? Sono realmente attendibili e rispecchiano le dinamiche d'interazione che caratterizzano le reti sociali?

Affrontare questo discorso in tutti suoi aspetti e in tutta la sua complessità richiederebbe più tempo e più spazio di quanto non ci sia concesso in questa sede. Per questo vorremmo ragionare in particolare intorno a un singolo servizio, Klout, e soprattutto intorno a uno soltanto dei parametri di misurazione offerti da esso.

È ormai assodato che negli ambienti social le pratiche attraverso cui si negozia l'autorevolezza sul piano orizzontale vengono giocate sulla base di ristrette cerchie di utenti che condividono in primis una relazione forte sul piano del reale e solo in seconda battuta relazioni deboli costruite sulla base di interessi condivisi.

Il punteggio generato da Klout per un utente viene calcolato sulla base di tre differenti paramenti: True Reach (ovvero l'estensione del proprio network attraverso cui possono diffondersi i contenuti prodotti), Amplification (ovvero la misurazione di quanto l'audience diretta risponde a un singolo contenuto) e, infine, Network Impact (ovvero la misurazione dell'influenza e dell'importanza della propria audience).

Proprio quest'ultimo parametro ci appare problematico. Klout usa, per descrivere il Network Impact, questo esempio:

Justin Timberlake has a high Network Impact because he interacts with other very influential people 

Solitamente i profili delle celebrità sui social network tendono a essere in contatto con i profili di altre celebrità, creando perciò delle cerchie abbastanza chiuse sulla base di meccanismi verticali di attribuzione dell'autorevolezza. Un utente normale, che crea le proprie reti sociali a partire dalle sue relazioni reali e in base ai propri interessi avrà perciò una certa difficoltà a incrementare il valore del proprio Network Impact.

La domanda che dobbiamo porci è, però, la seguente: "così concepito, il Network Impact è un valore attendibile per misurare l'efficacia della comunicazione via social media di un'azienda?"

A nostro parere non lo è, perché l'efficacia della comunicazione sui social passa innanzitutto attraverso la condivisione di contenuti tra cerchie ristrette di amici, piuttosto che attraverso dinamiche top-down veicolate attraverso dei cosiddetti influencers. Sulla base di queste considerazioni, il parametro Network Impact si dimostra inutile in quanto cresce in relazione all'importanza della propria audience, ma se questa è composta di soli influencers (come le celebrità) non sarà in grado di garantire una comunicazione efficace.

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Feb29

Profili twitter: qualche considerazione su metriche e misurazioni

Categories // Social

Quando ci si accinge a progettare una rete sociale definire con chiarezza il ROI di una campagna è uno dei fattori di cui bisogna tenere conto per poter comunicare efficacemente ai propri clienti il valore del prodotto che viene offerto. Se non si agisce con queste precauzioni il rischio che si corre è quello di creare fraintendimenti con i propri clienti.

In questo post prenderò spunto da un'inchiesta de L'Espresso per fare luce su alcuni concetti relativi alle metriche tramite cui valutare l'efficacia dell'azione di un profilo su Twitter.

Nell'inchiesta vengono analizzati alcuni dati ottenuti con dei tool gratuiti che consentono analisi statistiche dell'attività di alcuni profili twitter dei principali politici italiani. Emerge un quadro assai particolare che, secondo l'articolista, può sollevare alcuni sospetti.

Una vasta percentuale degli account che seguono i profili di twitter di alcuni politici risultano essere inattivi, privi di biografia e scarsamente collegati. Il giornalista sostiene che questo tipo di profili siano creati ad arte per far lievitare il numero degli utenti collegati al singolo uomo politico.

La domanda che dobbiamo perciò porci è la seguente: il numero di follower di un profilo è un dato sufficiente per definire l'efficacia del profilo stesso?

La risposta è ovviamente negativa, perché in un ambiente sociale quello che conta è la capacità di interagire con i propri contatti e di far passare il proprio messaggio nella maniera più efficace possibile. Piuttosto che il numero di follower, di like o di +1, che restano comunque parametri importanti di valutazione, ad avere un carattere fondamentale di importanza sono soprattutto le metriche relative al coinvolgimento e all'interazione con i propri utenti.

Un social media manager che non riesce a focalizzare l'attenzione del cliente su questo concetto non sta, probabilmente, effettuando un buon lavoro.

Quando ci si accinge a progettare una rete sociale definire con chiarezza il ROI di una campagna è uno dei fattori di cui bisogna tenere conto per poter comunicare efficacemente ai propri clienti il valore del prodotto che viene offerto. Se non si agisce con queste precauzioni il rischio che si corre è quello di creare fraintendimenti con i propri clienti.

In questo post prenderò spunto da un'inchiesta de L'Espresso per fare luce su alcuni concetti relativi alle metriche tramite cui valutare l'efficacia dell'azione di un profilo su Twitter.

Nell'inchiesta vengono analizzati alcuni dati ottenuti con dei tool gratuiti che consentono analisi statistiche dell'attività di alcuni profili twitter dei principali politici italiani. Emerge un quadro assai particolare che, secondo l'articolista, può sollevare alcuni sospetti.

Una vasta percentuale degli account che seguono i profili di twitter di alcuni politici risultano essere inattivi, privi di biografia e scarsamente collegati. Il giornalista sostiene che questo tipo di profili siano creati ad arte per far lievitare il numero degli utenti collegati al singolo uomo politico.

La domanda che dobbiamo perciò porci è la seguente: il numero di follower di un profilo è un dato sufficiente per definire l'efficacia del profilo stesso?

La risposta è ovviamente negativa, perché in un ambiente sociale quello che conta è la capacità di interagire con i propri contatti e di far passare il proprio messaggio nella maniera più efficace possibile. Piuttosto che il numero di follower, di like o di +1, che restano comunque parametri importanti di valutazione, ad avere un carattere fondamentale di importanza sono soprattutto le metriche relative al coinvolgimento e all'interazione con i propri utenti.

Un social media manager che non riesce a focalizzare l'attenzione del cliente su questo concetto non sta, probabilmente, effettuando un buon lavoro.

Quando ci si accinge a progettare una rete sociale definire con chiarezza il ROI di una campagna è uno dei fattori di cui bisogna tenere conto per poter comunicare efficacemente ai propri clienti il valore del prodotto che viene offerto. Se non si agisce con queste precauzioni il rischio che si corre è quello di creare fraintendimenti con i propri clienti.

In questo post prenderò spunto da un'inchiesta de L'Espresso per fare luce su alcuni concetti relativi alle metriche tramite cui valutare l'efficacia dell'azione di un profilo su Twitter.

Nell'inchiesta vengono analizzati alcuni dati ottenuti con dei tool gratuiti che consentono analisi statistiche dell'attività di alcuni profili twitter dei principali politici italiani. Emerge un quadro assai particolare che, secondo l'articolista, può sollevare alcuni sospetti.

Una vasta percentuale degli account che seguono i profili di twitter di alcuni politici risultano essere inattivi, privi di biografia e scarsamente collegati. Il giornalista sostiene che questo tipo di profili siano creati ad arte per far lievitare il numero degli utenti collegati al singolo uomo politico.

La domanda che dobbiamo perciò porci è la seguente: il numero di follower di un profilo è un dato sufficiente per definire l'efficacia del profilo stesso?

La risposta è ovviamente negativa, perché in un ambiente sociale quello che conta è la capacità di interagire con i propri contatti e di far passare il proprio messaggio nella maniera più efficace possibile. Piuttosto che il numero di follower, di like o di +1, che restano comunque parametri importanti di valutazione, ad avere un carattere fondamentale di importanza sono soprattutto le metriche relative al coinvolgimento e all'interazione con i propri utenti.

Un social media manager che non riesce a focalizzare l'attenzione del cliente su questo concetto non sta, probabilmente, effettuando un buon lavoro.

Quando ci si accinge a progettare una rete sociale definire con chiarezza il ROI di una campagna è uno dei fattori di cui bisogna tenere conto per poter comunicare efficacemente ai propri clienti il valore del prodotto che viene offerto. Se non si agisce con queste precauzioni il rischio che si corre è quello di creare fraintendimenti con i propri clienti.

In questo post prenderò spunto da un'inchiesta de L'Espresso per fare luce su alcuni concetti relativi alle metriche tramite cui valutare l'efficacia dell'azione di un profilo su Twitter.

Nell'inchiesta vengono analizzati alcuni dati ottenuti con dei tool gratuiti che consentono analisi statistiche dell'attività di alcuni profili twitter dei principali politici italiani. Emerge un quadro assai particolare che, secondo l'articolista, può sollevare alcuni sospetti.

Una vasta percentuale degli account che seguono i profili di twitter di alcuni politici risultano essere inattivi, privi di biografia e scarsamente collegati. Il giornalista sostiene che questo tipo di profili siano creati ad arte per far lievitare il numero degli utenti collegati al singolo uomo politico.

La domanda che dobbiamo perciò porci è la seguente: il numero di follower di un profilo è un dato sufficiente per definire l'efficacia del profilo stesso?

La risposta è ovviamente negativa, perché in un ambiente sociale quello che conta è la capacità di interagire con i propri contatti e di far passare il proprio messaggio nella maniera più efficace possibile. Piuttosto che il numero di follower, di like o di +1, che restano comunque parametri importanti di valutazione, ad avere un carattere fondamentale di importanza sono soprattutto le metriche relative al coinvolgimento e all'interazione con i propri utenti.

Un social media manager che non riesce a focalizzare l'attenzione del cliente su questo concetto non sta, probabilmente, effettuando un buon lavoro.

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